lunedì 13 febbraio 2012

La notte del 14 Febbraio

Nella notte che mi porta al 14 Febbraio voglio sognare. Non voglio pensare, voglio entrare nel mio confuso regno del Sogno, dove ogni cosa non è ciò che appare, dove a prendere vita e ad essere protagonoste sono le idee. A volte vacilla il mio confine tra sogno e realtà: la dimensione del sogno prende il possesso della vita reale e allora non voglio mai andare a dormire. Stendermi, chiudere gli occhi. No, non posso abbandonarmi al sonno se il sonno non è sogno. Forse non c'è nessuna differenza tra le due cose o forse, ad oggi, non posso ancora distinguerli.

E allora mi viene in mente Queneau e i suoi fiori blu.
"Il y a des rêves qui se déroulent comme des incidents sans importance, de la vie éveillée on ne retiendrait pas des choses comme ça et cependant ils intéressent lorsqu'on les saisit au matin se poussant en désordre contre la porte des paupières."

mercoledì 8 febbraio 2012

Full stops and exclamation marks

I ritorni sono strani, spaesanti. Con nostalgia si ripensa a quello che è stato e che non sarà più. Sì, perchè potrai anche tornare nello stesso posto ma le situazioni saranno diverse tanto che non sarà mai di nuovo quello che era. Le condizioni cambieranno, le persone e i posti sembreranno irriconoscibili e non si proveranno e penseranno più le stesse cose. Crescita e straniamento in un rapporto di implicazione reciproca. Febbraio ha preso il posto di settembre nel ruolo di "mese dei bilanci".
Ho ritrovato le cose che ho lasciato? Ho ritrovato tracce che mi permettono di riconoscere quello che ho lasciato: vestiti che non potevo mettere, libri che non potevo leggere, cibo che non potevo permettermi di comprare. Ma l'immagine totale che ne deriva non è assolutamente paragonabile al negativo di quello che era il "prima". Meglio? Peggio? No, nessun giudizio di valore, solo quella strana sensazione che qualcosa è cambiato. Come tutte le sensazioni va presa così, come viene nell'esatto momento in cui la si prova. Le decontestualizzazioni e i paragoni non portano a niente. Troppi punti di domanda. Meglio sostituire tutto con punti fermi o esclamtivi. Una puteggiatura di cui ho piùbisogno.

La roux - In for the kill

Ripasso lo smalto rosso sulle mie unghi, ascolto La Roux e penso a cosa metterò stasera per uscire. 


Rosso, non Chanel ovviamente.


giovedì 2 febbraio 2012

"Le cose non smettono più di lasciarci"


Penultimo giorno. Sedersi per terra, a gambe incrociate. Il pavimento è freddo perchè ho scelta la posizione vicina alla porta che è l'unica che mi permette di vedere per intero la stanza. Mi guardo intorno e tutto quello che è stata la mia Berlino è ordinatamente riposto e impacchettato. Mi viene in mente Vinicio Capossella e qualche riga del suo libro.


Le cose non la smettono più di lasciarti. Forse lo fanno perché sanno che devi procedere leggero, cercano di farti un favore. Quando hanno fatto il loro, non hanno voglia di finirci al deposito, preferiscono salutarti sul ciglio della strada, di modo che tu possa comtinuare ancora. Ci sparisce tuto di dosso… camicie, mutande perfino, taccuini, scarpe, anelli, tutto quello cui non teniamo abbastanza ci abbandona spogliandoci, lasciandoci spogli anche di ricordi a non stare attenti, fino a che si diventa come quelle mongolfiere in avaria che bisogna buttare giù la roba dal cesto perchè possano alzarsi ancora.

Non avrei saputo descrivere meglio la sensazione che ho nel lasciare questo posto, questi muri bianchi ormai freddi, questi mobili spogli, questo letto che non ho più voglia di rassettare, le piante che ho sempre dimenticato di innaffiare. I muri sussurrano nomi amici e ogni angolo mi ricorda qualche momenti di compagnia o di solitutine. Sana solitudine che fa leggere, non piangere. Qualche parole di tedesco che si ricorda con nostalgia insieme a quella voglia iniziale che si ha di imparare una lingua. Flyer di club che richiamano alla mente notti insonni seguite da febbre, sconsolazione, delusione ma alternatae a risate, sperimentazioni, brindis fatti con qualsiasi tipo di bevanda, pane tostato con burro, ragazze ubriache con solo due boccette di alcool da borsetta.

Era una prova, era stata la voglia di guardarmi ancora una volta allo specchio a spingermi a volere continuare. Specchio. La mia ossessione. Col senno di poi ho capito che questi tre mesi sono stati anche un modo per guardare negli occhi degli altri. Ho deciso. Porterò con me tutti gli sguardi che hanno fatto parte di questi tre mesi, finchè anche loro non mi lasceranno perchè è così che capita: le cose non smettono mai di lasciarci.

mercoledì 1 febbraio 2012

Paris, à bout de souffle

Montmartre, il mondo che è fuori
Un quadro di Renoir, un film di Godard, il "rouge" di Coco Chanel, le pagine di un libro di Proust che non ho mai finito di leggere. Questo insieme di immagini era quello che tornava alla mente alla parola "Parigi". Niente di reale, nessun rapporto con qualche oggetto o qualche sensazione. Solo un puro semplice costrutto basato su retaggi culturali. Cosa ne resta di tutto ciò dopo il rapporto con la vera città? Molto. A partire dai piccoli caffè con tavolini tondi, pieni di uomini e donne che confondono nelle parole passato, presente e futuro. Tavolini ai quali Jean Seberg con una maglia a righe parlava con Michel Piccoli che fumava la millesima sigaretta di "Fino all'ultimo respiro" o dove Xavier si lasciava da Martine (alias Audrey Toatou) al ritorno dal suo Erasmus, riaprendo memorie vecchie e nuove. Strade strette, edifici che puntano verso il cielo, disegnando la pianta di una città fatta di persone, edifici e profumi. Quelli dei colori ad olio di una vecchia tela di stampo impressionista dipinta da un anziano in giacca grigia, di fronte a un piccolo Bistrò con la porta rossa a Montmartre. Un cielo che diventa buio per lasciarsi illuminare dal faro al di sopra della Tour Eiffel che, al suo passaggio, spegne momentaneamente le stelle.

Souvenir.

Capita che ci si innamori di un luogo, capita che ci si innamori di una persona. O forse capita solo che ci si riempia il cuore di belle emozioni e che le si chiusa in un bagaglio a mano arancione senza limiti di peso da trascinare nelle metropolitane piene affollate fino all'aereoporto. Le mani fredde, il naso freddo, alzarsi in punta di piedi per guardare negli occhi, i suoi. Una carezza e un "ci vediamo presto", pensato in italiano o in francese e detto dal suono impercettibile di passi che si allontanano nel silenzio delle braccia che si lasciano.

Una conclusione che porta con sé le note di una canzone "Lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove. Non importa dove."


Door in Paris

sabato 26 novembre 2011

La fame chiama, Berlino risponde

Abitudini alimentari
Nel mio appartamento Berlinese la cucina è minuscola e non ha un tavolo. All'inizio pensavo fosse una scelta del proprietario ma poi, conoscendo altre persone, ne è risultato che davvero nessuno ha un tavolo in cucina. Non c'è un vero e proprio momento di condivisione, come ci hanno da sempre abituati in Italia. Niente riunione di famiglia intorno alla tavola apparecchiata e pronta a ricevere le pietanze. Funziona così: ognuno col suo piatto in mano, le sue posate, il suo bicchiere appoggiato da qualche parte. Si mangia in piedi o seduti per terra o su qualche sedia, se presente. Almeno è quello che facciamo noi in questo appartamento e non dubito funzioni diversamente in altri luoghi. Sedersi per mangiare non è una consuetudine. Meglio in piedi, di corsa, camminando, facendo la spesa o aspettando la metro. Credo sia tutto dovuto al fatto che qui i tedeschi non mangiano, si nutrono. Non hanno dei veri e propri pasti. Tra cena e pranzo non c'è nessuna differenza e questo è rafforzato anche dal fatto che esista una sola parola tedesca per chiamare entrambi che è “essen” che poi non è altro che il verbo stesso “mangiare”. Il regime nutrizionale a Berlino fa la gioia dei take away, sorti copiosi per arginare la fame e assecondare le abitudini alimentari. Cibo pratico, che argina la fame o sopperisce a qualche peccato di gola.

Dove “cibarsi”
In qualsiasi ora è reperibile quello che si preferisce. In orari casuali i Berlinesi si affollano ai vari take away che si presentano, in sequenze modulari, a chiunque si aggiri per le strade di Berlino: Dunkin' Donuts per muffin e caffè per 3,60€, da qualunque Turco abbia aperto un'attività Kebab e Falafel in media a 2,50 € (a Turmastrasse e a Oranienstrasse anche 1.80€), da Aris pollo arrosto + fritto (a 6 euro menù con bibita), praticamente ovunque Chinese box o Vietnamitan box con noodles per 2,50€ (con carne a 3-3,50€), piatto Bratwurst da 1,50-2,50€ in qualsiasi baracchino (evitare le zone più turistiche come Potsdammer Platz). Qualsiasi etnico si desideri provare, lo si troverà senza problemi. Anzi, sarete presi dall'imbarazzo della scelta. Pollo coreano? Indiano? Ungherese? Giapponese? Se optate per quest'ultimo consiglio Rosenthaler Platz. Ottimo piatto abbondante di sushi+maki per 10€ (birra giapponese inclusa). In Germania anche il ristorante Italiano diventa “etnico”. Diffidate delle insegne. Solitamente i posti non sono gestiti propriamente da italiani e quella che viene definita cucina tipica non lo è assolutamente. Per quel che mi riguarda posso consigliare la pizzeria (che però fa solo pizze al trancio) “da Giovanni” a Turmastrasse. Con 1,50 ci si porta a casa un pezzo di Margherita, con 1,80-1,90 un trancio delle farcite. La pizza è molto buona per gli standard Berlinesi (alla faccia di Pizza Hut) e il cuoco è davvero Italiano (Il ragazzo che serve è Russo, ma è molto simpatico).  

venerdì 11 novembre 2011

Lontano dagli occhi

Ci sono giorni in cui senti che manca davvero qualcosa nella tua vita. Cammini nella nebbia, in una Berlino che non riconosci. Pare sia sera, ma sono solo le 5 del pomeriggio. Ti guardi intorno, cerchi qualche indizio che ti faccia capire che quella è la via di casa, sia esso l'insegna luminosa di un take-away Vietnamita o il cartello su sfondo blu con il nome impronunciabile della fermata della metro. Stringi bene la sciarpa, inspiri forte forte e guardi la canzone che sta per far partire il lettore mp3 prima di rimetterlo in tasca. Prendi una direzione. Cerchi di distrarti, di non pensarci. Ti concentri sulla canzone, indaghi nella tua memoria per recuperare il titolo dell'album a cui apparteneva. “Breed è in Bleach?” Non tiri fuori il lettore dalla tasca per controllare. Trovi l'entrata della metro, sali le scale. Corri per gli ultimi 3 scalini, quando vedi i vagoni in partenza all'orizzonte. Ti siedi su un posto vuoto e cerchi di guardare fuori ma l'unica cosa vedi solo la tua immagine riflessa. Una ragazza con capelli scompigliati e inumiditi, con un sorriso accennato come se le avessero detto di fare “cheese” prima di scattarle una foto che non voleva. Ti tocchi i cappelli, cerando di ridare loro il volume che l'umidità aveva completamente tolto. Quel gesto semplice accompagna l'immersione nei pensieri. Pensieri che sono fatti di persone. Ogni persona è associata a un nome, a un volto, a un luogo e a un gesto caro che ti manca. Non vuoi pensarci, distogliendo lo sguardo dal finestrino lo rivolgi a chi ti è seduto di fronte. Uomo e donna, le mani dell'uno su quelle dell'altra. “Si stanno tenendo per mano e sono così innamorati.”. Sembra che per loro quello spazio e quel tempo che gli altri stanno vivendo non sia così fondamentale. È come se non fossero nella stessa linea U2 con te o con quella ragazza riflessa nel finestrino.

Puoi scappare a tutto ma non a quello che ti manca.  

martedì 8 novembre 2011

FASHION in BERLIN: look giorno uomo e donna autunno-inverno 2011

La moda Berlinese colpisce l'occhio di una giovane donna italiana attenta ai dettagli. In metropolitana, per le strade, nei bar o all'Università è facile trovare ragazzi e ragazza che sfoggiano quello che è il look di Berlino. Ma vediamo in dettaglio quali sono i capi che rientrano nella collezione “fall-winter 2011” della capitale tedesca. Per ora mi limito a descrivere il look “da giorno” che è quello a cui sono stata più attenta.


Fashion autunno-inverno 2011, donna. Berlino
DONNA
Escludendo le variazioni personali, la maggior parte delle ragazze non indossa jeans ma porta calze dei più svariati colori e fantasie, a volte accompagnate da scaldamuscoli, calzini lunghi o parigine. Veste generalmente maximaglioni di lana pesante, che arrivano fino a poco sopra il ginocchio e che possono tranquillamente essere portati senza pantaloni. Alcune li accompagnano con la gonna o gli shorts. Rari i jeans ma se presenti rigorosamente skinny. Abbondante uso di magliette monocromo in abbinato a cardigan o blazer in colori autunnali come rosso bordeaux, beige, marrone e giallo ocra. Sciarpe o foulard a discrezione della percezione del freddo. Al collo va per la maggiore una collana lunga con pendaglio, per la precisione un piccolo orologio. La cintura non è un accessorio così utilizzato. Le Berlinesi preferiscono i vestiti che vestono “larghi” e che non segnano/valorizzano le forme. 
Parka e borsa Berlin Style
La scelta delle scarpe è molto soggettiva. Per la maggiore ho visto indossare stivali di tutti i tipi, specie con lacci e tacco, Dr. Martins, parigine “float” e simil-Clarks scamosciate con suola in para. Assenza quasi totale delle ballerine. Un must per l'inverno Berlinese è il cappello, specie il berretto-basco di lana (ho visto che lo portano proprio come accessorio anche quando sono a lezione all'università o quando lavorano). Niente cappotto. Per ripararsi dal freddo e essere “in” la scelta cade rigorosamente sul parka. I colori variano dal kaki, al blu, al beige. Il taglio è “largo”, lungo fino al ginocchio, con cappuccio foderato in simil lana, cerniera, bottoni e possibilità di stringerlo in vita tramite due piccoli spaghi. Insomma, stile Liam Gallagher degli Oasis. Lo si può trovare sia nei mercatini, sia da H&M a meno di 50€.
I capelli delle Berlinesi sono generalmente sempre in ordine e raccolti. Per i capelli lunghi, oltre alla coda è molto usata la treccia alla francese. Il taglio corto è il solito taglio “indie”, quindi rasato ai lati e con ciuffo davanti. Il colore è quello naturale, rari i casi delle tinte, diffuse ovviamente tra i punk e le scene queen.
Abbondante uso di trucco per le donne. Molto giovani ne adottano meno, con l'età inizia quasi l'abuso.
Gli accostamenti di colore dei capi sono spesso casuali, almeno a mio modesto parere. Look molto originale e creativo ma che non hanno niente a che vedere con la parola “eleganza”.

UOMO
Autunno-Inverno 2011, uomo. Berlino
Anche per i ragazzi il look varia a seconda dello stile personale che si vuole adottare. Per la maggiore va lo stile dandy. Jeans o pantaloni molto stretti, accompagnati da maglietta o camicia a quadretti sotto cardigan o maglioni a righe. Le scarpe che accompagnano questi capi sono definibili come “eleganti”. Pelle scamosciata per le Clarks, satinata per gli stivaletti che arrivano fino alla caviglia con pantalone rigorosamente infilato dentro. Totale assenza di Converse All stars, probabilmente in clima non permette di portarle. Accessorio maschile di ampio uso sono gli occhiali. Montatura da vista dai richiami vintage in tonalità “havana”. Per ripararsi dal freddo l'uomo utilizza il berretto e il cappotto di lana. I colori sono nella maggior parte dei casi scuri. Il look è molto alla Franz Ferdinand.


Franz Ferdinand
Il taglio di capelli più diffuso è quello che va di moda tra gli indie ossia “lungo davanti e corto/rasato ai lati”. Molti hanno i capelli di lunghezza media. La maggior parte degli uomini ha una bella chioma folta, almeno fino ai tren'anni (o forse è tipico degli uomini che guardo io). I capelli sono comunque sempre ben pettinati e curati, cosa che fa molto rivista patinata. Chi ha la barba la porta lunga e ha spesso i cappelli scuri. Molti biondi, nella loro bellezza efebica, non hanno barba.



BORSE
La borsa, qui a Berlino, è un accessorio sia maschile che femminile. Per la maggiore vanno le borse di tela con scritte di vario genere da quella più banale “I was in love with music” a quella che, ironica, dice “My other bag is leather”. Le donne portano molto zainetti anni '90, in simil pelle che ho visto avere parecchio successo nei mercatini. Molto utilizzate sono anche le borse a tracolla formato “cartella”, color cuoio. Gli uomini utilizzano dei “miniborsoni” (sono di piccole dimensioni ma la forma è quella di un borsone) in pelle o in tela che possono essere portati sulla spalla o anche a mano.



Tutto questo è quello su cui il mio occhio si è focalizzato. Ovviamente non è detto che sia tutto ma è buona parte di ciò è degno di nota per quel che riguarda l'abbigliamento!