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| Montmartre, il mondo che è fuori |
Un quadro di Renoir, un film di Godard, il "rouge" di Coco Chanel, le pagine di un libro di Proust che non ho mai finito di leggere. Questo insieme di immagini era quello che tornava alla mente alla parola "Parigi". Niente di reale, nessun rapporto con qualche oggetto o qualche sensazione. Solo un puro semplice costrutto basato su retaggi culturali. Cosa ne resta di tutto ciò dopo il rapporto con la vera città? Molto. A partire dai piccoli caffè con tavolini tondi, pieni di uomini e donne che confondono nelle parole passato, presente e futuro. Tavolini ai quali Jean Seberg con una maglia a righe parlava con Michel Piccoli che fumava la millesima sigaretta di "Fino all'ultimo respiro" o dove Xavier si lasciava da Martine (alias Audrey Toatou) al ritorno dal suo Erasmus, riaprendo memorie vecchie e nuove. Strade strette, edifici che puntano verso il cielo, disegnando la pianta di una città fatta di persone, edifici e profumi. Quelli dei colori ad olio di una vecchia tela di stampo impressionista dipinta da un anziano in giacca grigia, di fronte a un piccolo Bistrò con la porta rossa a Montmartre. Un cielo che diventa buio per lasciarsi illuminare dal faro al di sopra della Tour Eiffel che, al suo passaggio, spegne momentaneamente le stelle.
Capita che ci si innamori di un luogo, capita che ci si innamori di una persona. O forse capita solo che ci si riempia il cuore di belle emozioni e che le si chiusa in un bagaglio a mano arancione senza limiti di peso da trascinare nelle metropolitane piene affollate fino all'aereoporto. Le mani fredde, il naso freddo, alzarsi in punta di piedi per guardare negli occhi, i suoi. Una carezza e un "ci vediamo presto", pensato in italiano o in francese e detto dal suono impercettibile di passi che si allontanano nel silenzio delle braccia che si lasciano.
Una conclusione che porta con sé le note di una canzone "Lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove. Non importa dove."
Una conclusione che porta con sé le note di una canzone "Lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove. Non importa dove."


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