venerdì 6 aprile 2012

Avere 25 anni.

Hai voglia di andartene. Fissi la valigia di fianco al letto, la vorresti riempire con tutto quello che hai e andartene. 

Questa è la mia vita. Questi i tuoi averi. Puoi fare l'esatto inventario del tuo magro capitale, il preciso bilancio del tuo primo quarto di secolo.
Hai 25 anni e 29 denti, migliaia di vestiti e altrettanti accessori ma mai niente da metterti, qualche libro che non leggi più, qualche disco che non ascolti più. Una laurea magistrale che non è fatta per il mondo del lavoro e che  ti fa vivere ancora con la misera paghetta settimanale dei tuoi. Un amore lontano che non sai nemmeno come chiamare. Hai 25 anni e non sai ancora distinguare l'ideale dal reale, il vero dal bello, le parole dalle cose. Cerchi ancora qualuno che legga Proust prima di addormentarsi, che trovi nelle parole di alcune canzoni la stessa profondità che ci trovi tu, che ti proponda un'analisi intellettuale di qualsiasi pellicola si decida di vedere in streaming.
Credi ancora nei sogni, quelli degli altri. I tuoi ormai li vedi sul pavimento, in mille frammenti che a piedi nudi calpesti e che ti fanno male.


Non hai voglia di ricordarti di nient'altro, nè della famiglia, nè dei tuoi studi, nè dei tuoi amori, nè dei tuoi amici, nè delle tue vacanze, nè dei tuoi progetti. Hai viaggiato e dei viaggi non ti resta nulla. Sei seduto e vuoi soltanto aspettare, aspettare solamente finchè non ci sia più niente da aspettare: che venga la notte, che suonino le ore, che i giorni fuggano, che sfumino i ricordi.

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